Lug 1, 2019 | Approfondimenti
Con il terzo e ultimo seminario di restituzione si è chiusa la fase partecipata propedeutica alla redazione del Piano regionale di Politiche familiari, che dovrebbe essere stilato e approvato entro novembre prossimo, a un anno dalla Prima Conferenza regionale sulla famiglia, così come annunciato dalla dirigente del Servizio Minori, famiglie e pari opportunità Francesca Zampano.
L’incontro, dopo il saluto istituzionale dell’assessore al Welfare Salvatore Ruggeri, ha riproposto alla platea dei presenti quanto giunto in questi mesi sulla piattaforma online allestita da Regione Puglia. Le proposte hanno di fatto confermato i contenuti già emersi a novembre nelle macroaree 3 (Politiche economiche fiscali a favore della famiglia) e 4 (I servizi per la famiglia), le cui sintesi sono state affidate ai rapporteur Emanuele Università e Claudio Natale.
Tra le criticità sottolineate dalle associazioni e fedelmente riportate da quest’ultimo, c’è sicuramente il sottodimensionamento della rete consultoriale, sia a livello quantitativo (in particolare in provincia di Taranto), sia – a volte – a livello qualitativo. È stato sottolineato l’approccio estremamente medicalizzato messo tuttora in atto da questo prezioso servizio, malgrado l’ampliamento delle sue competenze, che privilegia l’erogazione di semplici prestazioni sanitarie, trascurando un’adeguata attenzione alle dinamiche relazionali, educative e conflittuali presenti.
In questo solco va letta la richiesta di applicare integralmente la parte preventiva della legge 194/78 (artt. 2 e 5), che prevede l’attivazione di sostegni adeguati alle donne in difficoltà, ma desiderose di portare a termine la loro gravidanza, da parte di servizi e istituzioni locali in rete fra loro e con associazioni ad hoc; da considerare in questo contesto anche la richiesta di contributi – non solo economici – per le donne in gravidanza in stato di difficoltà a partire dal terzo mese di gestazione.
Fondamentale, a tal proposito, giungere finalmente all’accreditamento dei consultori privati gestiti da enti e associazioni no-profit, già riconosciuti dalla Regione e operanti da decenni sul territorio. Ciò permetterebbe un adeguato confronto e una più profonda integrazione fra operatori, anche rispetto alle possibili modalità di azione, nonché il riconoscimento della figura professionale del consulente familiare (già riconosciuta a livello nazionale dalla Legge n. 4 del 2013). Indispensabile, inoltre, aumentare il numero di psicologi.
Altro argomento attualissimo è quello delle famiglie di figli portatori di disabilità, fra le quali particolari difficoltà hanno quelle che devono affrontare le numerose e diverse patologie dello spettro autistico. Mancano infatti in Puglia strutture adeguate ad accogliere i diversamente abili, specie minorenni. A ciò si aggiungono una carenza di sostegno e accompagnamento alla genitorialità e la scarsità di risorse economiche comunali per affrontare i problemi quotidiani. Appare necessario realizzare centri residenziali e semiresidenziali i cui operatori sappiano relazionarsi alle varie disabilità. Anche in questo caso, risulterebbe utile ampliare la rete consultoriale pubblica e privata disponibile sul territorio.
Sono stati valutati positivamente i ProVi, i Progetti di vita indipendente, già sperimentati da Regione Puglia.
L’allungamento della vita media e la costante migrazione dei giovani rendono sicuramente più critica la solitudine degli anziani. Le amministrazioni pubbliche – a tutti i livelli – peccano di strumenti e risorse, motivo per cui diventa indispensabile la sussidiarietà delle associazioni per monitorare le persone bisognose di aiuto nei singoli territori. Bisogna facilitare le imprese che garantiscono un “buon” invecchiamento grazie a ginnastica dolce, sport, digitalizzazione, oltre a favorire l’incontro intergenerazionale tra anziani e bambini.
I bambini. Sono loro l’altro elemento chiave delle Politiche familiari. Le famiglie pugliesi hanno bisogno di servizi per la prima infanzia (0-36 mesi) e poi anche negli anni successivi (3-6 anni e oltre), per poter conciliare casa e lavoro. Si richiede, pertanto, di rendere strutturale l’azione positiva dei buoni servizio – già erogati dalla Regione – estendendoli anche al cosiddetto “ceto medio”. Si propone inoltre di favorire l’accesso alla scuola dell’infanzia con un sostegno economico anche per chi sceglie gli istituti paritari.
Importante sarebbe – come più volte richiesto dal Forum delle associazioni familiari di Puglia – istituire l’Agenzia per la Famiglia, che funga da organismo di raccordo per le politiche familiari messe in atto dalla Regione.
In merito a fiscalità ed economia, le proposte hanno riguardato:
- una modifica dell’Isee che lo renda più orientato alla famiglia;
- l’introduzione del Fattore Famiglia (già in uso in altre Regioni d’Italia) come strumento per la determinazione dell’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie, che agevoli in particolare le famiglie con elevati carichi di cura;
- forme di gratuità o importanti agevolazioni familiari sul trasporto pubblico locale;
- agevolazioni sulle addizionali Irpef regionale e comunale ed eventualmente su altre imposte, con particolare attenzione alle famiglie vedove e alle famiglie numerose;
- la necessità di una più stringente lotta all’evasione per recuperare risorse fondamentali.
«Quello attuale non è un fisco per i giovani – ha infine concluso il professor Vito Peragine, coordinatore scientifico della macroarea 3 -. Il costante calo demografico incide negativamente anche sulla crescita economica, per consentire la quale il contesto deve essere invece favorevole. Quel che è certo, è che le Politiche familiari non possono essere rinchiuse solo in quelle sociali», ma richiedono la collaborazione e la convergenza di numerosi Assessorati quali, ad esempio, Formazione e Lavoro, Sviluppo economico e Bilancio.
Per questo, ora più che mai, è importante guardare alla famiglia come una risorsa e non come un problema. «Perché – come ha detto la presidente del Forum Puglia Lodovica Carli – ogni figlio che nasce non è solo un bene privato, ma è soprattutto un bene sociale».
Giu 14, 2019 | Approfondimenti
Sono molte e variegate le proposte pervenute dalle associazioni relative all’ampio tema del Lavoro. Tutte concorreranno alla redazione del Piano regionale di Politiche familiari.
A tal proposito, abbiamo chiesto un commento al professor Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano, che di questa macroarea è il coordinatore scientifico.
Il quadro generale, a suo dire, non è affatto roseo. «Il Sud Italia presenta una delle combinazioni peggiori in Europa di bassa occupazione giovanile, bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, bassa fecondità», ma le soluzioni al problema esistono e sono attuabili.
Secondo Rosina, «vanno in particolare favorite misure solide, in relazione sistemica con altre, in grado di mettere in relazione positiva le condizioni lavorative dei giovani con la possibilità di formare una propria famiglia (ovvero condizioni che favoriscano un’occupazione coerente e abilitante rispetto alle scelte familiari), e di mettere in relazione la possibilità di occupazione femminile con la piena realizzazione in ambito familiare. Mettendo al centro le persone, le loro scelte, il valore individuale e collettivo che tali scelte possono produrre, la possibilità che tali scelte positive (autonomia dei giovani, formazione di nuovi nuclei, nascita dei figli, occupazione) possano rafforzarsi vicendevolmente e non entrare in collisione».
Per quanto riguarda le proposte pervenute riguardo l’occupazione femminile, «la conciliazione ha come pilastro centrale i servizi per l’infanzia, ma sempre di più anche quelli per gli anziani (e ovviamente disabili in generale).
Potenziamento della copertura sul territorio e qualificazione degli esistenti devono entrare in un piano di azione con impegni concreti, monitorati ogni anno.
È assolutamente condivisibile il fatto che questo potenziamento debba collocarsi all’interno della riforma dei sistemi di educazione e istruzione 0-6 (Decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017, approvati in GU n.112 del 16-5-2017). Questo porta alla necessità di sviluppare una strategia di integrazione tra Nidi e Scuole d’infanzia.
Altri punti di lavoro rilevanti riguardano la necessità di fornire risposte raggiungibili e quindi fruibili su tutto il territorio; la sperimentazione di forme flessibili di risposta alle esigenze delle famiglie (oltre l’offerta pubblica, ma con garanzia di qualità educativa adeguata); lo sviluppo di un’offerta per chi frequenta le scuole primarie (in particolare per coprire l’orario non scolastico e i periodi di chiusura).
È inoltre condivisibile l’esigenza di promuovere la cultura della conciliazione e delle pari opportunità riconoscendo le aziende virtuose (che favoriscono part time reversibile, congedi paternità…) e prevedendo condizioni premianti».
Nell’ambito della formazione professionale, «per migliorare la transizione scuola-lavoro il punto di partenza fondamentale è l’orientamento. Serve una maggiore sinergia tra scuola e servizi per l’impiego, che renda più informati e consapevoli i ragazzi sulle scelte formative e sulle opportunità del mondo del lavoro. Una collaborazione che fornisca, inoltre, informazioni sugli strumenti disponibili e incentivi anche i programmi di rafforzamento delle life skills (intraprendenza, creatività, apprendere ad apprendere, intelligenza emotiva…) assieme a competenze avanzate.
La transizione scuola-lavoro va, del resto, intesa soprattutto come transizione imparare-fare, che per realizzarsi con successo ha bisogno di dosi commisurate (anche personalizzate in vari casi) di “fare” nel percorso formativo e di “imparare” in quello occupazionale. Anzi, il primo obiettivo formativo per un giovane dovrebbe essere quello di portarlo a riconoscere l’importanza di alimentare continuamente e attivamente il circuito virtuoso di imparare e fare, come impalcatura per la realizzazione dei propri progetti di vita e professionali. Informarsi e cercare esperienze in grado di rafforzare, oltre le mura scolastiche, le proprie competenze trasversali è ciò che più risulta protettivo verso il rischio di diventare Neet. La preparazione delle nuove generazioni deve guardare sia alle competenze spendibili oggi sia al cambiamento del mondo del lavoro.
In questa direzione sono condivisibili le proposte di procedere verso una programmazione integrata sul territorio di tutta a formazione, in modo da rendere efficiente e mirata l’offerta erogata dal sistema regionale in relazione al sistema statale.
Rafforzare e valorizzare l’istruzione e formazione professione (IeFP) e la filiera degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), anche attraverso adeguata informazione e pubblicizzazione».
Rosina sottolinea inoltre «l’importanza di predisporre un sistema di monitoraggio e valutazione che consenta di verificare i risultati e la corrispondenza tra professionalità richieste, competenze formate e domanda effettiva sul territorio».
Infine, sull’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro, il professore è convinto che l’approccio più promettente sia «quello finalizzato a rafforzare i giovani contestualmente rispetto a occupabilità, progettualità, intraprendenza e senso di appartenenza sociale. Sono questi tutti aspetti che le ricerche evidenziano essere legati alla protezione dal rischio di rimanere intrappolati nella condizione di Neet e di alimentare un circolo vizioso di scoraggiamento, esclusione sociale, sfiducia nelle istituzioni, avvitamento senza prospettive sul presente.
Non si tratta quindi di togliere il Neet dalla condizione di inattività trovando il modo di “far qualcosa”. Ciò può dar sollievo nel brevissimo periodo ma può poi creare frustrazione se tale attività non consente di entrare in un vero percorso di miglioramento attivo della propria condizione. Particolare attenzione va quindi posta nel coinvolgere i giovani non come soggetti svantaggiati, ma riconoscerne specifiche capacità e attitudini, mettendoli nelle condizioni di produrre valore.
Le proposte per chi è fuori dal percorso formativo devono essere in grado di intercettare chi è ai margini o svolge attività nel sommerso, ma anche essere appetibili e immettere in un percorso di valore.
Cruciale è il potenziamento del sistema duale (promozione dell’apprendistato con “incentivi alle aziende che consolidano il rapporto di lavoro alla fine dell’apprendistato”).
Un punto finale di rilievo è anche la necessità di migliorare l’informazione sulle misure, gli strumenti e i programmi già esistenti e potenziarne l’effettiva accessibilità», conclude il professor Rosina.
Giu 12, 2019 | Approfondimenti
Si è svolto lo scorso 15 aprile il secondo seminario di restituzione delle proposte emerse durante la I Conferenza regionale della famiglia del novembre 2018, dedicato in particolare al tema del lavoro abilitante, quale leva di supporto per la crescita, lo sviluppo e il benessere sociale.
È stata Francesca Venuleo, funzionaria della Sezione Promozione della Salute e del Benessere, a presentare le criticità e i contributi raccolti durante il percorso partecipato che porterà alla redazione del Piano regionale sulla famiglia.
I punti cardine su cui ci si è soffermati sono stati una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro; l’attenzione alla formazione professionale e l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
Perché, come è stato più volte ripetuto nel corso degli incontri, le politiche familiari non devono interessare solo il Welfare; esse attraversano temi trasversali in cui tutti i settori dell’istituzione devono essere coinvolti.
E se negli ultimi anni la Regione Puglia ha erogato buoni servizio ai minori per oltre 81 milioni di euro, è unanime la richiesta di dare continuità e solidità a questa misura, con una dotazione che riguardi anche i servizi per il tempo libero. A ciò va aggiunta una sburocratizzazione delle pratiche per l’accesso ai buoni e una semplificazione delle stesse.
È stata segnalata, inoltre, una non adeguata (o non abbastanza qualificata) presenza sul territorio di servizi di cura, motivo per cui se ne chiede il potenziamento e l’implementazione.
Il percorso verso un lavoro abilitante passa anche – e soprattutto – dalla conciliazione, che non deve riguardare solo le donne, ma l’intero nucleo familiare. È necessario che servizi fondamentali come gli asili nido abbiano orari di apertura flessibili per venire incontro alle esigenze delle mamme e dei papà; che si implementi il tempo pieno nelle scuole pubbliche; che si incentivino idee innovative come gli asili di condominio e si agevoli la mobilità, specie tra piccoli comuni, per il raggiungimento dei servizi di cura disponibili.
Fondamentale il ruolo delle imprese per le politiche di conciliazione, che vanno promosse e applicate attraverso la flessibilità oraria e il welfare aziendale; importante anche il ruolo degli enti pubblici , che potrebbero inserire nei bandi e nelle gare d’appalto elementi premianti per le realtà imprenditoriali family friendly.
È stata poi evidenziata la mancanza di tutele per la maternità delle lavoratrici, spesso costrette a firmare dimissioni in bianco in caso di gravidanza. Inoltre, persistono ancora notevoli differenze di genere in merito alla disoccupazione ed eccessivi gap salariali.
Importante sarebbe recuperare progetti regionali finalizzati alla qualificazione degli assistenti domiciliari e alla regolarizzazione del loro lavoro, grazie anche all’erogazione di un sostegno economico alle famiglie per il pagamento dei contributi previsti a seguito dell’assunzione. Non meno lo è prevedere l’obbligatorietà dei congedi parentali per i padri.
Sul fronte del lavoro giovanile, è stata riscontrata una debolezza nel sistema di orientamento e di incrocio tra domanda e offerta occupazionale e si è chiesto un rafforzamento dell’azione dei Centri per l’impiego.
Dal punto di vista della formazione professionale, è fondamentale che i percorsi proposti ai ragazzi interessati partano contemporaneamente agli altri iter scolastici; ciò deve valere anche per la tempistica dei bandi di ammissione alla formazione professionale rispetto alle iscrizioni scolastiche.
È poi indispensabile prevedere misure di prevenzione della dispersione scolastica con attività di formazione e apprendistato, magari coinvolgendo a più livelli professionisti, artigiani e imprenditori.
Infine, per non aumentare le fila dei giovani a rischio criminalità e Neet, sarebbe interessante coinvolgerli in progetti pluriennali per la valorizzazione dei beni pubblici. Anche il sostegno all’autoimprenditorialità, con ad esempio l’azzeramento dell’Irap per le start-up, potrebbe dare nuova linfa per chi decide di mettersi in proprio.
Mag 9, 2019 | Approfondimenti
Lo scorso 7 maggio, si è svolto l’incontro-confronto tra il Forum provinciale delle Associazioni familiari e i candidati a sindaco al Comune di Lecce nella sede dei Missionari Comboniani: quattro dei cinque candidati si sono presentati all’appuntamento, per confrontarsi con le istanze e le proposte del Forum, che erano state preventivamente inviate a ciascuno di loro. Solo il candidato Fiorella di Sinistra Comune, che aveva inizialmente aderito, ancor prima di conoscere le domande che gli sarebbero state poste, ha declinato l’invito, affermando di non condividere i principi su cui si basa l’azione del Forum delle Associazioni familiari.
Le domande erano queste:
- Che tipo di interventi pensa di realizzare riguardo alle politiche per tributi, tariffe e rette comunali? Prenderà in considerazione la composizione familiare e i carichi familiari, eventualmente correggendo l’Isee attuale per renderlo più favorevole alle famiglie con più figli?
- Qual è la sua visione relativamente ai servizi di cura, di accompagnamento e di supporto alle relazioni familiari? Prenderà in considerazione la possibilità di valorizzare la sinergia con le realtà del terzo settore, per sviluppare capitale sociale e beni relazionali, contestualmente agli interventi di natura tecnico-professionale?
- Come lei saprà, esiste da anni la possibilità per i Comuni di entrare a far parte del Network della Città amica della famiglia, promosso dalla Provincia autonoma di Trento, che prevede un percorso di valutazione e certificazione molto rigoroso in merito a politiche, azioni e risorse messe in campo dalle città che ne entrino a far parte, ricevendo un marchio di qualità. Ultimamente la Regione Puglia ha depositato il marchio “Puglia loves family“, con l’obiettivo di promuovere e sviluppare un network di organismi (imprese, strutture di servizi, Città) Amici della famiglia, connettendo le politiche sociali e dei servizi con le politiche di sviluppo territoriale. Sarebbe interessato a intraprendere uno di questi due percorsi per la Città di Lecce?
- Prenderà in considerazione la possibilità di istituire delle procedure comunali di monitoraggio e valutazione dell’impatto familiare (VIF)? Il Forum propone la costituzione di un’Agenzia comunale per la famiglia: che posizione ha al riguardo?
Come è evidente, nulla che attenga al tema dell’aborto o a questioni di tipo bioetico, che, a quanto pare, hanno rappresentato un forte ostacolo per il candidato Fiorella ad affrontare un dialogo costruttivo con le famiglie del Forum. Famiglie reali, fra cui famiglie con disabili, famiglie numerose, famiglie vedove, famiglie migranti, famiglie monoparentali, famiglie affidatarie o adottive, ma anche famiglie impegnate, pronte a far comprendere a politici e amministratori che si può sviluppare una soggettività e una competenza politica anche dal basso, rendendo le stesse famiglie capaci di valutare la pertinenza e la coerenza delle scelte amministrative di chi ci governerà e di interloquire efficacemente con loro.
D’altro canto non è l’aborto un tema di competenza dei Comuni, mentre lo è sicuramente l’impegno di dare attuazione alla Legge 194, in particolare agli articoli 2 e 5 nei quali si ribadisce l’obbligo per chi governa di sostenere le donne che lo desiderino, di portare a termine la gravidanza, prevenendo il più possibile la scelta dell’aborto, che lascia un segno indelebile nel cuore di una madre. Per quanto riguarda la tutela della parità di genere, il Forum è in prima linea, visto che uno dei suoi campi d’azione è quello della conciliazione vita-lavoro e che esso a tal riguardo approva solo soluzioni politiche che favoriscano contestualmente l’affermazione della donna-madre in campo lavorativo, perché l’intera società deve avvantaggiarsi del “genio femminile” come fu definito a suo tempo da San Giovanni Paolo II. Tra l’altro, a giorni uscirà un libricino della sezione di Casarano di Fidapa sulla parità di genere, a cui il Forum di Lecce ha concesso il suo patrocinio.
Tornando all’incontro, il moderatore Tonio Tondo, dopo un’ampia introduzione che ha dato la cornice istituzionale e costituzionale (articoli 29, 30 e 31) entro cui si muove il Forum e in cui si dovranno muovere il futuro sindaco e i futuri amministratori, ha posto le domande a tutti e quattro i candidati, partendo dall’ultimo sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, per poi passare a Saverio Congedo, Arturo Baglivo e alla senatrice Adriana Poli Bortone.
Riguardo alla prima domanda, tutti i candidati si dicono ben disposti a prendere in seria considerazione l’impatto familiare nel campo fiscale, pur considerando la scarsa competenza residuale per i Comuni, dal momento che la gestione del fisco è molto centralizzata.
In particolare Salvemini è incline a sviluppare ciò che ha già avviato durante il suo breve mandato, ossia un patto col cittadino, che sviluppi consapevolezza nell’utilizzo dei servizi comunali. Anche Baglivo parla di Tari premiale per chi si dimostri virtuoso nella raccolta differenziata, si impegna a fornire rette alle famiglie per le scuole dell’infanzia e agevolazioni fiscali per le giovani coppie, mentre la Poli Bortone ricorda che durante il suo mandato, periodo in cui vi era ancora l’Ici, esistevano degli sgravi fiscali per le famiglie che ora non ci sono più e che creò uno sportello per l’accoglienza dei migranti che ancora è in funzione. Inoltre ricorda che da parlamentare, nel ’90, fece approvare una legge quadro sulla famiglia. Congedo si impegna a realizzare il cosiddetto “fattore famiglia” che rappresenterebbe un fattore di proporzionalità nell’applicazione del fisco al cittadino, che tiene conto della composizione e della complessità del nucleo familiare.
Riguardo alla seconda domanda la Poli richiama ancora una volta la sua esperienza pregressa, a garanzia del suo futuro impegno nel segno dell’inclusività. Nello specifico rammenta che durante il suo mandato come sindaco di Lecce inserì il consigliere aggiunto, una figura eletta dagli immigrati regolari, oltre alla costituzione di una biblioteca interculturale, ma chiede in generale una maggiore sensibilità istituzionale, ritenendo che si debba riattrezzare l’amministrazione comunale di specifiche e forti competenze, a suo parere ora piuttosto carenti, per riuscire a essere concorrenziali e capaci di attrarre fondi comunitari. Per lei si dovrebbe guardare al modello dell’Emilia Romagna, dove si è riusciti a costruire reti di attori che sanno co-progettare.
Baglivo è convinto della necessità di sviluppare capitale sociale a sostegno della famiglia, ormai prevalentemente nucleare. Per lui implementare le associazioni aiuterà le famiglie, soprattutto quelle numerose e con congiunti disabili, sopperendo alle limitazioni dei fondi comunali. Anche Salvemini è favorevole ad avviare una governance col terzo settore soprattutto per affrontare insieme le nuove povertà, i minori extracomunitari non accompagnati e per favorire la parità di genere. Per Congedo bisogna avviare delle Politiche familiari ben distinte dai servizi sociali, in quanto la Famiglia non va vista come problema ma come risorsa e, se eletto, si impegna a sviluppare provvedimenti che favoriscano la conciliazione famiglia-lavoro e a realizzare una Conferenza comunale sulla famiglia, a partire dal problema della denatalità, sul modello della prima Conferenza regionale celebratasi gli scorsi 22 e 23 novembre 2018 a Bari, indetta dal Governatore Emiliano e con l’unanime consenso dell’intero Consiglio regionale, dopo il forte pressing politico esercitato dal Forum regionale.
Riguardo alla terza e quarta domanda, Salvemini si impegna ad approfondire la proposta relativa alla costituzione di un’Agenzia per la famiglia, mentre chiede al sindaco di Caprarica, Paolo Greco, invitato all’evento, di avere un confronto successivo per approfondire la questione della concessione del marchio “Puglia loves Family” dalla regione Puglia, in quanto si dice scettico sulla procedura, proprio osservando la scarsa richiesta da parte dei Comuni, che farebbe pensare a forti difficoltà in tal senso. Per Congedo è assolutamente necessario che Lecce entri in un Network di Comuni Amici della Famiglia e che si costituisca un’Agenzia per la famiglia. Anche per Baglivo andrebbe bene l’idea dell’Agenzia, anzi, afferma che se ne fosse stato a conoscenza prima di definire il suo programma elettorale, l’avrebbe inserita all’interno ma propone anche, o in alternativa, l’istituzione di un Garante per la famiglia, mentre la Poli si dice favorevole all’Agenzia ma non al Garante.
In coda agli interventi dei candidati, l’assessore Bleve del Comune di Corsano, membro della rete “Comune amico della famiglia” e Paolo Greco, sindaco di Caprarica, destinatario del marchio “Puglia loves family”, hanno descritto la procedura da seguire per l’ottenimento del marchio ma soprattutto le potenzialità di essere inseriti in una di queste reti, sul modello di Trento o di Alghero e anche parzialmente di Perugia, in termini di confronto continuo e di sollecitazione al miglioramento dei servizi in formato “family friendly”.
Ha concluso la presidente del Forum provinciale di Lecce Assunta Corsini specificando che l’Agenzia per la famiglia sarebbe la maniera migliore per generare un tavolo permanente che riguardi la famiglia, mettendola concretamente al centro dell’agenda politico-amministrativa del Comune. Il Forum provinciale, come già richiesto ai Sindaci presenti al Convegno di Corsano il 17 febbraio scorso, guardano al Comune di Alghero e alla Provincia autonoma di Trento come le buone prassi da seguire in questo senso e chiedono a chi siederà sulla poltrona di sindaco a Palazzo Carafa, di istituire l’Agenzia per la famiglia individuando una famiglia, espressione dell’associazionismo di secondo livello che rappresenti le istanze di tutte le famiglie ogni qualvolta verranno prese delle decisioni che avranno inevitabilmente una ricaduta sulla vita familiare; una “Famiglia in Comune” che valuti cioè il cosiddetto Impatto familiare delle delibere comunali.
I ringraziamenti del Forum provinciale di Lecce, infine, vanno «ai Missionari Comboniani che ci hanno generosamente accolto e ai quattro candidati che hanno accettato di mettersi in gioco, accogliendo la “sfida” delle famiglie leccesi sui contenuti dei loro rispettivi programmi elettorali. Attendiamo l’esito della tornata elettorale del prossimo 26 maggio e chiediamo sin d’ora al futuro sindaco di proseguire il dialogo avviato in questo proficuo incontro», ha concluso la presidente Corsini.
Apr 27, 2019 | Approfondimenti
Lo scorso marzo, nel corso di un convegno, la Regione Puglia ha tracciato un bilancio dei primi due anni di ReD, il reddito di dignità. Nel suo intervento, il Forum delle famiglie di Puglia aveva evidenziato la necessità, fra le altre, di focalizzare l’attenzione sui nuclei familiari con tre o più figli minorenni a carico e su quelli con componenti non autosufficienti che non rientrano nei criteri di accesso agli assegni di cura.
Ora la Giunta regionale ha approvato la terza versione del Reddito di dignità, il cosiddetto ReD 3.0, misura di sostegno al reddito e di inclusione attiva che si rivolge a coloro che non abbiano i requisiti per accedere al Reddito di Cittadinanza o per i quali il Reddito di Cittadinanza non fornisce risposte adeguate.
Le modalità di accesso e di selezione dei beneficiari saranno dirette e semplici e, in presenza di specifiche situazioni di fragilità, avverranno “d’ufficio”. Per esempio nel caso di disabili adulti senza supporto familiare, di donne vittime di violenza e senza nucleo familiare di sostegno, di persone senza dimora o con dimora fittizia presso il comune e genitori senza dimora a seguito della separazione dal coniuge. In tutti questi casi, i Servizi Sociali professionali dei comuni pugliesi potranno attivare direttamente la procedura di accesso al ReD 3.0, contestualmente alla presa in carico per gli ulteriori bisogni manifestati.
Fra le altre tipologie per le quali è stato messo a punto il ReD 3.0 vi sono coloro che versano in condizione di grave fragilità economica e che non possono accedere al reddito di cittadinanza. Pertanto, a parità di Isee a 9.360 euro, potranno presentare in Puglia la domanda anche coloro che non hanno gli ultimi due anni continuativi di residenza in Italia (come gli immigrati regolarmente soggiornanti e gli italiani emigrati all’estero che rientrano dopo un periodo di lavoro o una vita trascorsa oltreoceano).
Grazie alle proposte del Forum, la Giunta regionale ha scelto di rendere più facile l’accesso al ReD per le famiglie numerose e con almeno tre figli minori che, per la scala di equivalenza utilizzata dalla legge e per le modalità di calcolo del beneficio, non avrebbero potuto accedere a reddito di cittadinanza o si sarebbero viste restituire importi molto bassi. Rientrano anche le famiglie al cui interno sia presente un disabile grave, quelle con cinque o più componenti e con almeno tre figli minori, con un Isee fino a 20mila euro.
Per tutti la possibilità di presentare domanda sarà attivata gradualmente tra maggio e luglio in relazione anche alla necessità, per alcuni, di attendere gli esiti corretti da parte dell’Inps sulle domande di Reddito di Cittadinanza respinte o accolte con importi irrisori.
La domanda si compilerà online e sarà necessario sottoscrivere un patto di inclusione per avere l’attivazione del beneficio economico. Il Reddito di Dignità, infatti resta una misura attiva e, dunque, tutti coloro che vi accedono dovranno svolgere un tirocinio oppure un lavoro a beneficio della propria comunità di riferimento.
Per quanto riguarda le modalità di erogazione del beneficio economico del ReD agli aventi diritto, non saranno più usate le carte acquisti ma si opterà per il pagamento diretto da parte della Regione per conto dei Comuni in favore dei cittadini tramite Iban o carta. Continuerà quindi proficuamente la collaborazione con la Direzione Regionale dell’Inps e con i Comuni per la gestione della piattaforma telematica per le verifiche dei requisiti di accesso, avvalendosi della cooperazione applicativa con la banca dati Isee di Inps.
Apr 19, 2019 | Approfondimenti
Per redigere il Piano regionale di politiche familiari, che sta prendendo forma a partire dalla Conferenza dello scorso novembre e dai successivi seminari di restituzione dei contributi, è indispensabile partire da una autentica “svolta culturale” nell’approccio alla famiglia, ai servizi da erogare e alle tematiche da affrontare.
La famiglia deve infatti tornare a essere considerata, ora più che mai, vera risorsa sociale, in un momento in cui criticità e fragilità minacciano questo nucleo fondamentale della società, impedendogli di generare nuovo capitale umano, e mettendo così a repentaglio il futuro della Puglia e dell’Italia.
Spesso in passato la politica ha tenuto in poco conto la grande risorsa che rappresentano le migliaia di famiglie pugliesi, che da sempre cercano di garantire ogni giorno, con fatica ma anche con gioia, il benessere dei propri componenti, persone di tutte le età. Il loro valore è testimoniato dalle innumerevoli associazioni familiari presenti nella nostra regione e dallo stesso lavoro del Forum delle famiglie di Puglia.
Nel dettaglio, nell’attuazione di programmi per la promozione dell’accoglienza familiare, è necessario scrivere una pagina nuova di solidarietà e sussidiarietà verticale e orizzontale, attuando modelli di welfare sostenibile, di comunità e della comunità, partendo dal basso, puntando a quanto le famiglie già fanno, valorizzando la loro soggettività sociale e replicando su larga scala l’attenzione e l’amore che esse mettono nella cura quotidiana dei minori accolti.
Un po’ di numeri. Nel 2016, i minori in affidamento familiare in Italia erano 14.012, di cui 1.101 (il 7,9%) in Puglia (sesta regione a livello nazionale); mentre quelli ospitati nei servizi residenziali erano 12.603, di cui 1.015 (l’8,1%) in Puglia (anche in questo caso sesta). [Fonte: Quaderni della ricerca sociale]
Nel 2018, la Regione Puglia ha effettuato un ulteriore studio (relativo al 2017) sui minori fuori famiglia (MFF) e i minori stranieri non accompagnati (MSNA), al quale hanno risposto 195 su 258 Comuni (circa il 76%). Sono stati censiti 1575 MFF e 901 MSNA. L’analisi ha evidenziato che gli stranieri – nella maggior parte appartenenti alla fascia d’età tra i 13 e i 17 anni – sono in più del 95% dei casi ospitati in comunità, mentre la metà dei minori temporaneamente allontanati dalla famiglia d’origine fruisce dei possibili percorsi di affido familiare, compreso quello diurno con famiglie di appoggio. Le strutture specializzate nell’accoglienza di minori presenti sul territorio regionale, al 31.12.2018, sono 231.
Inoltre, dei 198 minori che nell’anno di riferimento hanno terminato la fase di allontanamento, il 63% è rientrato nel nucleo familiare d’origine.
A partire da questi dati, ecco le proposte che le associazioni di famiglie accoglienti, impegnate nei percorsi di adozione e affido, fanno alla Regione Puglia, dopo averle presentate nel corso della prima Conferenza regionale sulla Famiglia del novembre scorso.
La prima è quella di uniformare su tutto il territorio regionale le modalità di lavoro dei servizi alle famiglie accoglienti con medesime prestazioni di supporto all’affido e di contrasto al dissolversi dei legami, specie in favore dei figli e del loro diritto a crescere in famiglia.
Fondamentale da questo punto di vista è dare concreto seguito alla Campagna Donare Futuro. già sottoscritta dalla Regione Puglia fin dal novembre 2017.
Cinque le priorità:
- sostegno alle adozioni difficili;
- accompagnamento all’autonomia dei neomaggiorenni;
- sostegno economico e assicurativo agli affidi familiari (pratica spesso difforme, se non del tutto assente in alcuni contesti);
- affidamento “ponte” dei bambini piccolissimi, con l’istituzione di un fondo regionale che rimborsi i Comuni per il costo dei contributi;
- creazione di tavoli regionali sull’affido familiare.
Necessario anche potenziare in rete – specie in collaborazione con le scuole – gli interventi di sostegno alla genitorialità, con particolare attenzione alle giovani coppie. A ciò si aggiungano un miglioramento generale e una maggiore diffusione di servizi all’infanzia, con tariffe, orari e periodi di apertura a misura di famiglia, che possano fare davvero la differenza, promuovendo la maternità come punto di forza per le donne che liberamente scelgono di dedicarsi ai figli.
È importante poi diffondere molto di più il marchio regionale Puglia loves family, in modo da promuovere buone prassi e standardizzare i requisiti previsti per tutti i servizi erogati alle famiglie (dalla pubblica amministrazione al turismo; dalla cultura alla ristorazione). In particolare, per quanto riguarda adozione e affido, è indispensabile definire requisiti standard nei Comuni e negli ambiti territoriali, uniformando linguaggi e prassi, con particolare attenzione al sostegno per l’affido di bambini molto piccoli e per le adozioni difficili (special need e adolescenti).
Si chiede inoltre di prevedere in ogni ambito territoriale una commissione che promuova la formazione integrata tra operatori, istituzioni e associazioni, anch’essa uniforme e standardizzata, i cui requisiti per tutti i Comuni siano definiti dalla commissione stessa; un luogo di verifica, quale un piccolo osservatorio di programmazione e raccolta dati; un tavolo permanente che funga da cabina di regia e coordinamento; nonché un Osservatorio regionale per la valutazione dei servizi e per la scelta delle azioni da promuovere nei vari ambiti. È evidente che in tutti questi organismi deve essere assicurata e favorita la presenza delle associazioni di famiglie accoglienti.
Nei processi di sensibilizzazione e formazione all’affido e adozione, infine, vanno coinvolte maggiormente le associazioni familiari, prevedendo adeguate risorse destinate a tale obiettivo, da realizzare su macroaree pensate e realizzate con uniformità.